La materia ha
sempre costituito oggetto di particolare attenzione per la ricerca
artistica, e non solo in scultura (ove l'altrimenti sarebbe
inipotizzabile), ma anche nella pittura, mai assoggettatasi
ai limiti strutturali (e, conseguentemente. anche espressivi
e linguistici) della bidimensionalità intesa come "piattezza"
e inconsistenza fisica: già Braque e Picasso, agli inizi
del Novecento, introducevano l'allora rivoluzionaria tecnica
del collage applicando sul supporto pittorico (rispettivanmente)
carta da parati e biglietti del tram, aprendo la via a nuove
possibilità espressive confluite nei Merz di Schwitters
e, successivamente, nei combine paintings di Rauschenberg. con
lo sconfinamento della pittura nella dimensione ''scultorea",
una terza dimensione che le è impropria e "innaturale";
e innumerevoli sono stati i pittori che, pur tuttavia non intervenendo
con applicazioni esogene, hanno conferito alla pittura spessore
e consistenza tangibile applicando dense masse di colore, elevando
la materia a spessori prossimi ai parametri del bassorilievo,
in un ideale liberatorio dialogo tra pittura e scultura, bi-
e tridimensionalità; ma restando nell'ambito più
propriamente pittorico, già dal secondo dopoguerra si
ha l'imprevedibile eppur inevitabile svolta drastica, rivoluzionaria
della ricerca pittorica incentrata sulla materia, che s'inizia
a studiare non più quale mezzo di rappresentazione, ma
quale oggetto di trattazione sperimentale, adoperata linguisticamente
per le sue valenze associative visive e tattili: Fautrier la
addensa corposamente, Burri la "violenta- con combustioni
e lacerazioni, Fontana supera il limite del dipinto "oltrepassandolo"
con buchi e tagli ricercandone la terza dimensione, l'oltre".
In questo discorso sperimentale si inquadra perfettamente la
recente produzione di Enzo Napolitano, che ha drasticamente
"rivoluzionato" la propria concezione della pittura
dopo ben tre sofferti anni di inattività realizzativa
(non una sola opera in questo periodo è uscita dal suo
studio!) ma non certo riflessiva: tre anni di profonde meditazioni
sul senso del "fare" arte, sul rapporto con la realtà
empirica e la sua riproduzione artistica, sulle finalità
dell'estetica, e soprattutto sulle ragioni della "necessità'
interiore dell'artista di esprimersi e comunicare la propria
idea del mondo che lo circonda come di quello interiore, ineditativo,
spirituale.
Chi -come chi scrive- già conosceva la precedente produzione.
avvertirà di primo acchito un senso di spiazzamento,
ma subito rientrante non appena si recepisce il valore del salto
di qualità nella ricerca operata dall'artista: la precedente
produzione era già degna di particolare attenzione, già
ricca di originali soluzioni inventive. pienamente armonica
sul piano compositivo ed estetico; eppure, come è doveroso
per ogni "vero" artista, Napolitano non si è
appagato dei risultati raggiunti, e ha messo in gioco se stesso
azzerando quanto sino allora realizzato in campo artistico avviando
un'intensissima, laboriosa ricerca introspettiva, "scandagliando"
la propria stessa psiche. immergendosi in un viaggio intellettuale
che avrebbe potuto rivelarsi deleterio per la sua entità
creativa inducendolo all'abbandono dell'attività, risolvendosi
invece nella conquista di un nuovo mondo" pittorico, nella
formulazione di un linguaggio che valica i risultati della pittura
materica storicizzata grazie all'attuazione di metodologie tecniche
audaci quanto inusitate, adoperando persino il cannello per
alterare la materia pittorica conferendole caratteristiche cromatiche,
luminose e di consistenza originali e assolutamente nuove.
L'artista stende sulla tela i tre soli colori primari, li miscela,
li fonde, li manipola coscientemente e sapientemente dando origine
alla costituzione di una miriade incommensurabile di varietà
cromatiche: tutti i colori dell'iride percettibili dall'occhio
umano si manifestano, non uno escluso; ora in campiture ampie
e monocrome, ora in isterismi pointilliste policromatici.
Si tratta di un'arte che origina soprattutto dall'inconscio,
e che ha una fondamentale componente creativa nell'automatismo
psichico: l'artista principia l'opera con un riferimento oggettivo,
osservato dalla realtà ponderabile: il suo intervento
successivo, —alterativo- e "decompositivo" determina
la cancellazione della figurazione iniziale, sino alla costituzione
di una superficie informale nella quale, però. si ravvedono
figure antropo- e zoomorfe disvelate per mezzo del metodo paranoico-critico
di Dalì o dello studio maculare di Leonardo: ogni opera
misteriosamente rivela in insight inquietanti presenze talvolta
sorprendentemente espressive, come manifestazioni di entità
trapassate che volessero servirsi di Enzo Napolitano come d'un
artista-medium per dichiarare all'osservatore la propria esistenza
ultraterrena.
Questa interpretazione in chiave medianica, inverosimile certamente,
ma altrettanto certamente inescludibile aprioristicamente come
ogni fenomeno extrasensoriale. ben concilia con la visione spirituale
di Napolitano. uomo dal fervidissimo senso religioso. e dunque
credente nell'esistenza post mortem. Come spiegare, altrimenti,
la presenza di volti generati dal gesto casuale. deliberatamente
aleatorio dell'artista, eppur incredibilmente sembianti a persone
vive (o vissute...). come fossero state attentamente e oculatamente
ritratte di presenza''
I riferimenti biblici sono frequenti, e ciò contribuisce
ad accrescere il senso mistico di questa pittura che cela originalità
e curiosità su molteplici piani: componente fondamentale,
anch'essa strettamente connessa all'automatismo psichico, è
la gestualità dell'atto pittorico, da altra critica raffrontato
all'artion painting: in effetti, l'azione esecutiva di Napolitano
non ha la medesima indeterminatezza degli espressionisti astratti.
è anzi guidata dalla consapevole volontà dell'artista
che agisce consentendo la liberazione della visione della realtà
e del inondo elaborata dal suo subcosciente: si tratta, infatti.
di pittura sì informale, ma derivante -come predetto-,
dalla figurazione (e tutta la precedente opera dell'artista
ne determina un indissolubile rapporto con il dato oggettivo
e la realtà o`>gettuale).
E' un'arte che ha per il suo autore funzione liberatoria e catartica:
un'arte sofferta perché esternazione di sentimenti intimi
e ineludibili, della "rabbia'' contro il male del mondo.
la sofferenza e la malattia umane, che Napolitano assai profondamente
conosce (e vive quotidianamente) per la sua attività
professionale.... Una "rabbia' che si esplica nel trattamento
della materia, decomposta -dunque "uccisa'- ma non con
finalità nichiliste. bensì costruttive e creative:
all'azione distruttiva segue immancabilmente la ricomposizione/rigenerazione
della materia, una "rinascita' dell'Essere- purificato
dal negativo, rifulgente di nuovi cromatismi e luminescenze
simbolici del Bene.
Consapevole della valenza rappresentativa dei colori (è
stato docente di "Percezione visiva' in Accademia), Napolitano
li utilizza sempre in assoluta consapevolezza della funzione
simbolica che essi rivestono (il blu la purezza. il rosso la
vita...), non scegliendoli "mai" casualmente (con
ben diversa intenzionalità che in Picasso. che ebbe notoriamente
a dichiarare di utilizzare il blu perché... aveva terminato
il rosso!).
Ma l'aspetto preminente di quest'arte risiede in una dimensione
sinora inesplorata: Napolitano conosce profondamente la funzione
non solo simbolica. ma anche "spaziale' e visualmente ingannevole
dei colori. adoperandoli con mirabile perizia per rendere una
falsa, ingannevole sensazione di profondità e curposità
che in realtà (è sufficiente "toccare' per
sincerarsene...) la sua pittura non ha! Un'illusione ottica
similare per effetto -ma ben diversa tecnicamente- a quella
ottenuta e perseguita dall'Op Art: una sorta di inedito trompe-I'cril
"telemetrico'' e "olografico'-, in grado di ingannare
l'osservatore suggerendogli dimensioni, profondità e
spazi in realtà nulli! Una materia pittorica che si direbbe
"magmatici' e corposa come e più che in Morlotti
o Burri. in verità così sottile da rendere visibile
la tela in alcune porzioni della superficie! Un "inganno"
altresì suggerito dall'apparente consistenza vitrea della
materia pittorica. In effetti. la definizione di pittura "magmatica'
potrebbe comunque dirsi appropriata. originando dalla "incandescente
fusione" dell'incontro tra la fiamma e il "vulcanico'
artista....
Enzo Napolitano ha dunque conquistato un'espressività
originale e innovativa, azzerando e superando la già
notevole ricerca precedentemente attuata: una conquista certo
non facile. conseguita bensì dopo anni di intense, sofferte.
introspettive ricerche concettuali ed estetiche. ma che valeva
certo la pena affrontare vista la qualità del risultato.
Un punto d'arrivo oltre il quale è assai difficile procedere.
Citando ancora Picasso. che soleva dire: —lo non cerco:
trovo!". di Napolitano ("tinti-Picasso," programmatico
dei nostri giorni) antiteticamente si potrebbe ben dire che
"trova perché (ri) cerca". GIORGIO
G. GUASTELLA
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