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Critiche d'Arte

Area interamente dedicata alle Critiche d'Arte scritte sul Maestro Enzo Napolitano

GIORGIO GUASTELLA - La pittura "magmatica" di Enzo Napolitano

2020-11-13 13:00

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GIORGIO GUASTELLA, critica, Vincenzo Napolitano, Giorgio Guastella,

GIORGIO GUASTELLA - La pittura "magmatica" di Enzo Napolitano

La materia ha sempre costituito oggetto di particolare attenzione per la ricerca artistica, e non solo in scultura (ove l'altrimenti sarebbe inipotizzabile)...

La materia ha sempre costituito oggetto di particolare attenzione per la ricerca artistica, e non solo in scultura (ove l'altrimenti sarebbe inipotizzabile), ma anche nella pittura, mai assoggettatasi ai limiti strutturali (e, conseguentemente. anche espressivi e linguistici) della bidimensionalità intesa come "piattezza" e inconsistenza fisica: già Braque e Picasso, agli inizi del Novecento, introducevano l'allora rivoluzionaria tecnica del collage applicando sul supporto pittorico (rispettivanmente) carta da parati e biglietti del tram, aprendo la via a nuove possibilità espressive confluite nei Merz di Schwitters e, successivamente, nei combine paintings di Rauschenberg. con lo sconfinamento della pittura nella dimensione ''scultorea", una terza dimensione che le è impropria e "innaturale"; e innumerevoli sono stati i pittori che, pur tuttavia non intervenendo con applicazioni esogene, hanno conferito alla pittura spessore e consistenza tangibile applicando dense masse di colore, elevando la materia a spessori prossimi ai parametri del bassorilievo, in un ideale liberatorio dialogo tra pittura e scultura, bi- e tridimensionalità; ma restando nell'ambito più propriamente pittorico, già dal secondo dopoguerra si ha l'imprevedibile eppur inevitabile svolta drastica, rivoluzionaria della ricerca pittorica incentrata sulla materia, che s'inizia a studiare non più quale mezzo di rappresentazione, ma quale oggetto di trattazione sperimentale, adoperata linguisticamente per le sue valenze associative visive e tattili: Fautrier la addensa corposamente, Burri la "violenta- con combustioni e lacerazioni, Fontana supera il limite del dipinto "oltrepassandolo" con buchi e tagli ricercandone la terza dimensione, l'oltre". In questo discorso sperimentale si inquadra perfettamente la recente produzione di Enzo Napolitano, che ha drasticamente "rivoluzionato" la propria concezione della pittura dopo ben tre sofferti anni di inattività realizzativa (non una sola opera in questo periodo è uscita dal suo studio!) ma non certo riflessiva: tre anni di profonde meditazioni sul senso del "fare" arte, sul rapporto con la realtà empirica e la sua riproduzione artistica, sulle finalità dell'estetica, e soprattutto sulle ragioni della "necessità' interiore dell'artista di esprimersi e comunicare la propria idea del mondo che lo circonda come di quello interiore, ineditativo, spirituale. Chi -come chi scrive- già conosceva la precedente produzione. avvertirà di primo acchito un senso di spiazzamento, ma subito rientrante non appena si recepisce il valore del salto di qualità nella ricerca operata dall'artista: la precedente produzione era già degna di particolare attenzione, già ricca di originali soluzioni inventive. pienamente armonica sul piano compositivo ed estetico; eppure, come è doveroso per ogni "vero" artista, Napolitano non si è appagato dei risultati raggiunti, e ha messo in gioco se stesso azzerando quanto sino allora realizzato in campo artistico avviando un'intensissima, laboriosa ricerca introspettiva, "scandagliando" la propria stessa psiche. immergendosi in un viaggio intellettuale che avrebbe potuto rivelarsi deleterio per la sua entità creativa inducendolo all'abbandono dell'attività, risolvendosi invece nella conquista di un nuovo mondo" pittorico, nella formulazione di un linguaggio che valica i risultati della pittura materica storicizzata grazie all'attuazione di metodologie tecniche audaci quanto inusitate, adoperando persino il cannello per alterare la materia pittorica conferendole caratteristiche cromatiche, luminose e di consistenza originali e assolutamente nuove. L'artista stende sulla tela i tre soli colori primari, li miscela, li fonde, li manipola coscientemente e sapientemente dando origine alla costituzione di una miriade incommensurabile di varietà cromatiche: tutti i colori dell'iride percettibili dall'occhio umano si manifestano, non uno escluso; ora in campiture ampie e monocrome, ora in isterismi pointilliste policromatici. Si tratta di un'arte che origina soprattutto dall'inconscio, e che ha una fondamentale componente creativa nell'automatismo psichico: l'artista principia l'opera con un riferimento oggettivo, osservato dalla realtà ponderabile: il suo intervento successivo, —alterativo- e "decompositivo" determina la cancellazione della figurazione iniziale, sino alla costituzione di una superficie informale nella quale, però. si ravvedono figure antropo- e zoomorfe disvelate per mezzo del metodo paranoico-critico di Dalì o dello studio maculare di Leonardo: ogni opera misteriosamente rivela in insight inquietanti presenze talvolta sorprendentemente espressive, come manifestazioni di entità trapassate che volessero servirsi di Enzo Napolitano come d'un artista-medium per dichiarare all'osservatore la propria esistenza ultraterrena. Questa interpretazione in chiave medianica, inverosimile certamente, ma altrettanto certamente inescludibile aprioristicamente come ogni fenomeno extrasensoriale. ben concilia con la visione spirituale di Napolitano. uomo dal fervidissimo senso religioso. e dunque credente nell'esistenza post mortem. Come spiegare, altrimenti, la presenza di volti generati dal gesto casuale. deliberatamente aleatorio dell'artista, eppur incredibilmente sembianti a persone vive (o vissute...). come fossero state attentamente e oculatamente ritratte di presenza'' I riferimenti biblici sono frequenti, e ciò contribuisce ad accrescere il senso mistico di questa pittura che cela originalità e curiosità su molteplici piani: componente fondamentale, anch'essa strettamente connessa all'automatismo psichico, è la gestualità dell'atto pittorico, da altra critica raffrontato all'artion painting: in effetti, l'azione esecutiva di Napolitano non ha la medesima indeterminatezza degli espressionisti astratti. è anzi guidata dalla consapevole volontà dell'artista che agisce consentendo la liberazione della visione della realtà e del inondo elaborata dal suo subcosciente: si tratta, infatti. di pittura sì informale, ma derivante -come predetto-, dalla figurazione (e tutta la precedente opera dell'artista ne determina un indissolubile rapporto con il dato oggettivo e la realtà o`>gettuale). E' un'arte che ha per il suo autore funzione liberatoria e catartica: un'arte sofferta perché esternazione di sentimenti intimi e ineludibili, della "rabbia'' contro il male del mondo. la sofferenza e la malattia umane, che Napolitano assai profondamente conosce (e vive quotidianamente) per la sua attività professionale.... Una "rabbia' che si esplica nel trattamento della materia, decomposta -dunque "uccisa'- ma non con finalità nichiliste. bensì costruttive e creative: all'azione distruttiva segue immancabilmente la ricomposizione/rigenerazione della materia, una "rinascita' dell'Essere- purificato dal negativo, rifulgente di nuovi cromatismi e luminescenze simbolici del Bene. Consapevole della valenza rappresentativa dei colori (è stato docente di "Percezione visiva' in Accademia), Napolitano li utilizza sempre in assoluta consapevolezza della funzione simbolica che essi rivestono (il blu la purezza. il rosso la vita...), non scegliendoli "mai" casualmente (con ben diversa intenzionalità che in Picasso. che ebbe notoriamente a dichiarare di utilizzare il blu perché... aveva terminato il rosso!). Ma l'aspetto preminente di quest'arte risiede in una dimensione sinora inesplorata: Napolitano conosce profondamente la funzione non solo simbolica. ma anche "spaziale' e visualmente ingannevole dei colori. adoperandoli con mirabile perizia per rendere una falsa, ingannevole sensazione di profondità e curposità che in realtà (è sufficiente "toccare' per sincerarsene...) la sua pittura non ha! Un'illusione ottica similare per effetto -ma ben diversa tecnicamente- a quella ottenuta e perseguita dall'Op Art: una sorta di inedito trompe-I'cril "telemetrico'' e "olografico'-, in grado di ingannare l'osservatore suggerendogli dimensioni, profondità e spazi in realtà nulli! Una materia pittorica che si direbbe "magmatici' e corposa come e più che in Morlotti o Burri. in verità così sottile da rendere visibile la tela in alcune porzioni della superficie! Un "inganno" altresì suggerito dall'apparente consistenza vitrea della materia pittorica. In effetti. la definizione di pittura "magmatica' potrebbe comunque dirsi appropriata. originando dalla "incandescente fusione" dell'incontro tra la fiamma e il "vulcanico' artista.... Enzo Napolitano ha dunque conquistato un'espressività originale e innovativa, azzerando e superando la già notevole ricerca precedentemente attuata: una conquista certo non facile. conseguita bensì dopo anni di intense, sofferte. introspettive ricerche concettuali ed estetiche. ma che valeva certo la pena affrontare vista la qualità del risultato. Un punto d'arrivo oltre il quale è assai difficile procedere. Citando ancora Picasso. che soleva dire: —lo non cerco: trovo!". di Napolitano ("tinti-Picasso," programmatico dei nostri giorni) antiteticamente si potrebbe ben dire che "trova perché (ri) cerca".

 

Giorgio Guastella

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